La cultura della cura: bussola per azioni e politiche verso i più deboli" è stato il tema su cui ci si è confrontati ieri sera grazie a Cives - Laboratorio di formazione al bene comune, nell'ambito del ciclo di iniziative "Cives in dialogo". 


I lavori sono stati introdotti da Ettore Rossi, coordinatore di Cives. Ha relazionato Antonio Mattone, portavoce della Comunità di Sant'Egidio di Napoli con cui hanno dialogato Danilo Parente, presidente provinciale delle Acli di Benevento; Maria Grazia Di Meo di Federsolidarietà - Confcooperative Campania e Filiberto Parente, portavoce Forum Regionale del Terzo Settore della Campania.

“Abbiamo preso a prestito il messaggio della giornata della pace di quest'anno di Papa Francesco che mette al centro proprio la questione della cultura della cura” ha esordito Ettore Rossi. “Tale riflessione ci è sembrata molto interessante come via per la costruzione della pace ma anche come via per mettere in campo sia azioni a sostegno dei soggetti più deboli che per debellare la cultura dello scarto e dello scontro. Mi piace utilizzare un'immagine proprio di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, che dice che ognuno di noi è responsabile fin dove arriva il suo sguardo. Lo sguardo dei soggetti che provano a mettere in campo soluzioni per i più deboli è necessariamente uno sguardo più ampio, così come la qualità della cura deve essere più elevata e aderente ai reali bisogni delle persone. Ecco, allora, la necessità di attuare azioni in grado di liberare dal bisogno e rendere autonomi i soggetti a cui si rivolge la cura”.

“La solidarietà aiuta l'altro a non essere visto come dato statistico, in quanto dobbiamo pensare che dietro i numeri ci sono persone che vanno rispettate e che vanno invitate, come dice Papa Francesco, al banchetto della vita” ha concluso Rossi.

Antonio Mattone intervenendo in seguito ha affermato: “Occuparsi dei deboli vuol dire costruire con cura. Durante la pandemia le persone che hanno bisogno di cura sono decisamente aumentate così come è aumentato il divario tra garantiti e non garantiti, tra ricchi e poveri. Tra tutte le categorie che hanno bisogno di cura vorrei partire dagli anziani: sebbene la Campania sia tra le regioni più giovani d'Italia, abbiamo un numero di anziani in notevole aumento sia per un basso tasso di natalità che per la costante fuga di giovani dai nostri territori. Ma se gli anziani sono aumentati è vero anche che contano sempre meno, soprattutto quando cominciano a soffrire: penso ai tanti anziani che abbiamo perso, spesso in solitudine, durante la pandemia. Il discorso delle case di riposo e delle Rsa va superato, dobbiamo pensare ad un sistema di politiche che tenga i nostri anziani a casa dove vivono meglio e di più. Se gli anziani aumentano, le risorse diminuiscono: penso che dobbiamo aumentare l'assistenza domiciliare rendendola leggera, sensibile, che cambi a seconda delle esigenze, flessibile, capace di creare reti integrate con i servizi pubblici e quelli privati ma anche con tutti quei soggetti che possono essere funzionali all'assistenza per anziani. Ma penso anche a soluzioni come un sistema di monitoraggio attivo degli anziani, le dimissioni protette, la spesa a domicilio e pasti portati a casa, il co-housing con mini alloggi, il potenziamento dei centri diurni. Tutti questi servizi costano decisamente meno delle Rsa e bisogna trovare il coraggio di investire risorse per superarle”.

“Altra riflessione decisiva va posta sugli immigrati che, anche durante il periodo di pandemia, hanno visto la loro condizione aggravarsi ulteriormente. Oltretutto il nostro paese non riesce più a destinare risorse sufficienti in cooperazione internazionale: con la Comunità di Sant'Egidio abbiamo attivato un sistema di corridoi umanitari proprio per aiutare a venire nel nostro paese le persone che più avevano bisogno ma i Decreti Sicurezza hanno interrotto questa pratica. La nostra esperienza ci ha fatto capire l’importanza di una strategia basata sui piccoli numeri che favorisce l’integrazione”.

“Credo – ha concluso Mattone - che il compito di noi cristiani sia quello di non lasciarsi andare alla demagogia e al disfattismo, impegnandosi ad essere costruttori con cura nell'aiutare i più deboli anche provando a costruire nuove politiche capaci di sostenere il nostro paese”.

“Si tratta di un tema di grande complessità” ha aggiunto Danilo Parente. “Innanzitutto è necessario capire a chi ci riferiamo quando parliamo di soggetti deboli. Spesso confondiamo il debole con il prossimo eppure dobbiamo immaginare la prossimità non solo come qualcosa di vicino ma come occasione per essere innanzitutto inclusivi facendo in modo che nessuno resti escluso. Rispetto a questo tema è opportuno distinguere tra azione che precede e azione che segue: quando parliamo di cura pensiamo di intervenire sempre quando è emersa una ferita, penso viceversa che sia molto importante anche l'aspetto della prevenzione che consenta di anticipare il sorgere dei problemi. Sulla fase della cura credo che già si faccia tanto mentre penso che nella fase della prevenzione ci sia ancora molto da fare provando innanzitutto a dare dignità alle persone ai margini del tessuto sociale”.

Maria Grazia Di Meo ha successivamente affermato: “Molte realtà si occupano di prossimità nel beneventano ma spesso è mancata una cabina di regia capace di mettere in campo azioni concrete sul territorio. È importante capire se c'è volontà di dialogare tra le realtà del Terzo settore locale anche creando presupposti per stabilire un dialogo con le Istituzioni. Questo anche perché le fragilità e i bisogni sono aumentati notevolmente richiedendo un intervento immediato e non teorico così da poter poi incidere sul welfare locale al di là di azioni localizzate”.

“Possiamo dire sostanzialmente che i nuovi temi di questo tempo storico sono questioni antiche” ha detto Filiberto Parente. “Nell'ultimo ventennio la politica economica ha disinvestito nel Mezzogiorno d'Italia indebolendo il motore interno della crescita nazionale. Spesso accade che non c’è sintesi e coordinamento rispetto agli aiuti da erogare. Il Forum del Terzo Settore prova ad essere un elemento di ancoraggio per tutte le associazioni di volontario, di cooperazione, di promozione sociale e per tutte quelle persone che sono unite insieme per far sì che la nostra nazione sia grande anche grazie al lavoro di prossimità di tanti. Stiamo facendo un lavoro straordinario provando a riprendere in mano una progettualità ritrovata su alcune sfide importanti come la povertà, i giovani, l’impegno per i sud del mondo