Come definire l’idea di “Patria”? Perchè fare affidamento ad un concetto tanto ambiguo, che inganna lo spazio e il tempo della percezione singolare? Fabio Finotti, direttore del Center for Italian Studies alla Pennsylvania University e docente di Letteratura italiana nelle università di Trieste e di Pola, lo scorso 7 maggio al liceo Scientifico G. Rummo ha presentato il suo saggio “Italia – L'invenzione della patria”, in cui traccia la genealogia di questa idea sino fino a riscoprirne una ricostruzione agli arbori dell‘800.
A introdurre l’incontro la giornalista Enza Nunziato che a nome del Circolo Manfredi, presieduto da Paolo Meccariello, ha ringraziato la Dirigente Scolastica Teresa Marchese per la disponibilità a essere aperta a iniziative didatticamente costruttive e stimolanti per gli student su tematiche di grande attualità.
La giornalista Nunziato ha evidenziato che il libro del prof. Fabuio Finotti è illuminante e incuriosisce fin dal titolo quando parla di invenzione della Patria. Una sottolineatura che rimanda alla bellezza creativa della vita, sempre in evoluzione, mai fine a se stessa, che ingloba e accoglie. Proprio come una Patria dovrebbe fare sempre.
Il prof. Finotti, con grande saggezza e lungimiranza intellettuale ha realizzato un excursus storico sull’idea di Patria e sulle varie declinazioni che ha avuto nel tempo, attraversando le temperie della storia passata e recente. Ha poi, passando la parola al prof. Finotti, chiesto che cosa si debba intendere per Patria, un luogo, una bandiera, un territorio, un’identità, un comune sentire, una cultura… il sentirsi a casa, il ritrovare le proprie radici…, le consuetudini di vita, odori, sapori.
"Patria" come “pater”, collegamento fra generazioni, “terra dei padri definita solo con gli occhi dei figli”. Il professore Finotti, ne ha discorso con eloquio fresco e persuasivo, tracciando un percorso cominciato con Il viaggio di Odisseo, l'inizio e la fine di se stesso. Finotti tesse con maestria tanti fili che si intrecciano, ricalcando il solco storico che divide “l’essere per la patria” “dall’essere per se stesso”.
Nell’uomo novecentesco si incarna un forte senso di nazionalismo, che ha fatto disperdere un senso comune di appartenenza e di ricerca nell’alterità, dunque di studio e di assorbimento delle radici dell'altrove. Un forte senso di patriottismo, appartenenza assoluta alla patria, culla della propria identità e dell'italica virtù, che ha aperto ad un nazionalismo temerario, tutto proteso a un’esaltazione futuristico-imperialistica dell'esistenza.
In seguito, Finotti si è mosso verso una distinzione legislativa fra lo “ius soli”, tipicamente statunitense - secondo il quale si diventa cittadini di un luogo solo se nati nello stesso- e lo “ius sanguinis”, di matrice latina e presente tutt’ora in Italia, che privilegia, per il conferimento della cittadinanza, la pura linea di sangue. Tuttavia, come aggiunge correttamente il professore, non si può precisamente parlare di razza italiana, perché l’Italia fu creata da un fiume di mescolanze che si traduce in una notevole e originale molteplicità culturale e linguistica. Il professore ha messo in luce una problematica storica: il senso di inclusione e rapporto con lo "straniero".
Finotti suggerisce la necessità di sentirsi sempre un po’ stranieri per accettare la diversità, abbracciare la molteplicità, generare tante percezioni, tante idee, tante moltitudini.
Patria, dunque, si traduce in una molteplicità storica, politico e “comunale”, patria non è una, sono tanti piani sovrapposti, una dialettica oggettiva e soggettiva.
Patria non è un “non luogo”, ma lo specchio del senso totale di accettazione. Finotti, inoltre, ha analizzato una questione storica essenziale: dal Risorgimento,al passatismo fascista fino ad oggi, l’uomo ha rivolto gli occhi a una storia dilaniata e stravolta per diffondere "l’idea di dare un palcoscenico di nuova storia che richiami la grandiosità”. Quale tipo di storia viene dunque distribuita? È bene sottolineare non solo ciò che viene costruito ma anche ciò che viene distrutto per avere uno spazio di immagine più ampio per "ricostruire la storia".
Altro punto cruciale è la dialettica tra migrazione interna ed esterna. A livello globale l’uomo riesce a “familiarizzare” con l’alterità che ora non appare più come un abisso impossibile da colmare. In tale contesto, a detta di Finotti, la posizione locale risalta, è in contatto con il globale, ne viene vivificata. Tuttavia, il fenomeno dell’immigrazione porta a una chiara contraddizione, perché proprio da un contesto globalizzato sorgono i nazionalismi imperanti, che pongono frontiere padrone.
Vedere l'Europa come patria deve essere compito delle nuove generazioni, in cerca di una propria giustizia che sappia di libertà. Il professore ha sottolineato come la base principale sulla quale si muove il “patriottismo” di ognuno sia la comunità integrale. In epoca comunale erano i comuni stessi a scambiarsi statuti e liriche: non è un caso che si sia pervenuti ad unità, anche linguistica. Ma oggi questo senso sta disgregandosi e facendosi inautentico. L'uomo pare procedere sempre più verso un individualismo globalizzato, prodotto distorto della sua epoca.
Giorgia Zoino