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Si sono mossi stamani gli uomini della Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Caserta che coadiuvati anche dal Nucleo di Polizia Tributaria di Benevento e altri reparti del Corpo, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di somme di denaro e beni mobili ed immobili, emesso dal locale Ufficio del Giudice per le Indagini Preliminari, nelle province di Napoli, Caserta, Benevento, Salerno e Frosinone, su richiesta della Procura della Repubblica di Benevento per un valore di 3.408.350,33 euro. L'azione messa in piedi riguarda l'inchiesta sulla Gosaf, la società di riscossione dei tributi.

Il Provvedimento è stato emesso nei confronti di un soggetto ritenuto amministratore di fatto della Gosaf S.p.a., Vincenzo Piccoli di Sant'Agata de'Goti, società di riscossione dei tributi con sede legale in Montesarchio (BN) finita già nel 2014 sotto commissariamento giudiziario, del suo factotum e di cinque tra dirigenti e funzionari dei comuni di Paolisi (BN), Portici (NA) ed Anagni (FR), tutti gravemente indiziati, a vario titolo, in concorso tra loro, dei reati di peculato, falso ideologico ed abuso d'ufficio. Si è proceduto, altresì, alla notifica dell'avviso di conclusione delle indagini preliminari a carico di 11 indagati.

“Le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Benevento e costituiscono la prosecuzione delle attività che avevano portato al sequestro preventivo, nei confronti del socio unico e del rappresentate legale della società, di circa 800mila euro costituenti il profitto del reato di peculato, perpetrato ai danni di quattro comuni del casertano: Arienzo, Francolise, Pietravairano e San Marcellino, per conto dei quali la Gosaf svolgeva il servizio di riscossione dei tributi locali. Oltre all’ulteriore sequestro preventivo della società e di somme di denaro e beni per oltre un milione di euro, all’arresto del suddetto – scrive ancora la Procura – amministratore di fatto della Gosaf, sempre con l’accusa di peculato questa volta in danno al comune di Paolisi dove la società svolgeva il servizio di tesoreria per conto dell’Ente”.

Le ulteriori indagini, si sono avvalse anche di alcune “attività tecniche”, l’interrogatorio di alcune persone informate sui fatti e dell’analisi capillare di alcuni documenti bancari e atti. Secondo la Procura, il materiale raccolto ha portato “all’individuazione di altri soggetti gravemente indiziati delle condotte appropriative ai danni del comune di Paolisi nonché di ulteriori due ipotesi di peculato perpetrate a discapito dei comuni di Portici (NA) e Anagni(FR) sempre con la connivenza di funzionari ed amministratori locali che in violazione degli obblighi costituzionali di diligenza, lealtà, imparzialità e buona condotta, consentivano alla Gosaf di utilizzare senza alcuna fora di controllo il denaro riscosso per conto degli enti locali”:

Per quanto riguarda il comune di Paolisi invece, nel corso delle indagini, è stato accertato che “dal conto corrente comunale su cui la Gosaf aveva delega ad operare in qualità di tesoriere dell’Ente, era stata disposta l’emissione di assegni circolari e di bonifici per 1.053. 414,01 € a favore della stessa società utilizzando ‘liberamente’ un mutuo concesso dalla Cassa Depositi e Prestiti come anticipazione della liquidità per il pagamento di debiti verso terzi, che, in realtà aveva natura vincolata e doveva servire allo stesso Ente per pagare i debiti certi, liquidi ed esigibili maturati fino al 31.12.2012. Per far ottenere la libera disponibilità del mutuo la Gosaf pagava alcuni mandati ad imprenditori contigui al responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune, nonché la somma di 26mila euro ad un consigliere comunale, a titolo di ricompensa”.

Per quanto riguarda la vicenda del comune di Portici, “è stato accertato – scrive sempre la Procura – che la società di riscossione, con l’ausilio di funzionari della Provincia di Napoli, si è appropriata di una somma pari a 725.896,68€ ricosse a titolo di Tarsu e Tefa, di competenza della provincia di Napoli, che non erano mai state riversate all’ente proprietario”.

Lo stesso è avvenuto anche ad Anagni dove, “ in concorso con un suo stretto collaboratore ed il responsabile del Servizio Finanziario del Comune, incaricato dei controlli sulle attività del concessionario, si era indebitamente appropriato della somma di 1.601.939, 641€ di cui 1.528.532,01 quale Tarsu di competenza dell’ente anagnino e 73.407,63 quale Tefa da riversare alla Provincia di Frosinone”.

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