style="display:block"
data-ad-client="ca-pub-1497782058550332"
data-ad-slot="6159182866"
data-ad-format="auto">


Ministri, opinion maker, leader del mondo agricolo e cultori del buon cibo nostrano, tutti, ma proprio tutti, hanno salutato come un successo la proposta unica, in realtà vi è anche la proposta della perdonanza celestiniana in differita per il 2017 (cose italiane!), che l'Italia ha presentato perché divenga patrimonio immateriale dell'Unesco: l'arte dei pizzaiuoli na-poletani.
Finalmente si darà dignità ad uno straordinario prodotto replicato nel mondo che, a dispet-to di multinazionali e colossi del food, continua a mietere successi sui mercati.
Adulti e piccini, principi e disperati, cristiani e musulmani, a portafoglio o in locali stellati: ovunque si apprezza questo disco intriso di italianità, anzi di meridionalità.
Pomodori, mozzarella, olio, farina. Tutti ingredienti tipici della nostra storia agricola ed ali-mentare, se si vuole contadina.
Ma mi domando perché in Expo, straordinaria vetrina per i tanti prodotti italiani, anche in-dustriali, non si è tenuto in conto che se vi era un alimento che poteva rispondere alla do-manda Expo "nutrire il pianeta energia per la vita" questo era proprio la pizza?
Unica nella sua replicabilità in ogni parte del mondo, efficiente nell'apporto nutrizionale bi-lanciato, a costo accessibile ovunque e peraltro evocativa della grande tradizione agricola del nostro Paese.
La si è relegata come opportunità per rallegrare e sfamare i milioni di turisti di Expo, ma non le si è data quella dignità che pur meritava per essere la vera protagonista di una sfida mondiale.
Escludo che questa prevaricazione nasca da pregiudizi anti meridionalisti, ma devo rileva-re come l'Expo abbia in questo modo protetto, favorito ed alimentato prevalentemente i prodotti delle filiere industriali del nord.
Nulla contro, ma la pizza avrebbe rappresentato ben diverso segno etico e modello di poli-tica agricola.
Non è mai troppo tardi: soloni e supertecnici potranno fare ammenda e rifarsi con applausi e soprattutto concrete azioni di sostegno, tutela, valorizzazione di questo nostro straordi-nario patrimonio. Non la pizza e basta, ma l'arte di chi la confeziona.
di  Paolo Russo

* deputato al Parlamento

[useful_banner_manager banners=2 count=1]