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Sig. presidente, crediamo sia giunto il momento di segnalare pubblicamente un grave problema che per ora riusciamo ad attribuire solo ad una concezione superficiale e grossolana, da parte di chi dovrebbe tutelare i suoi cittadini, di un diritto garantito dalla Costituzione: il diritto allo studio e all’integrazione. Sono, infatti, 14 gli alunni sordi frequentanti gli Istituti Superiori nella Provincia di Benevento che attendono il servizio di Assistenza alla Comunicazione da ben cinque mesi (metà anno scolastico)”.

Comincia in questo modo la lettera che il meetup Grilli Sanniti, ha indirizzato a Claudio Ricci, presidente della Provincia di Benevento, per denunciare la lunga attesa nel ricevere l’assistenza dovuta per alcuni studenti con problemi uditivi che frequentano gli Istituti della Provincia.

“Non vorremmo essere noi a ricordarle – continuano gli esponenti del Movimento 5stelle – che il Servizio di assistenza alla Comunicazione è finalizzato a far fronte alle difficoltà nella comunicazione e nella partecipazione che studenti con disabilità sensoriale (sordità, cecità e sordocecità) possono incontrare nel raggiungimento degli obiettivi scolastici.

Tale servizio – sottolineano i pentastellati – è previsto dall’articolo 42 del DPR 616/77, intitolato Assistenza scolastica, che afferma: «Le funzioni amministrative relative alla materia dell' assistenza scolastica concernono tutte le strutture, i servizi e le attività destinate a facilitare mediante erogazioni e provvidenze in denaro o mediante servizi individuali o collettivi, a favore degli alunni di istituzioni scolastiche pubbliche o private, anche se adulti, l’assolvimento dell’obbligo scolastico nonché, per gli studenti capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi, la prosecuzione degli studi. Le funzioni suddette concernono fra l’altro: gli interventi di assistenza medico-psichica; l’assistenza ai minorati psico-fisici; l’erogazione gratuita dei libri di testo agli alunni delle scuole elementari» e e dalla legge 104/92 che dice testualmente all’articolo 13, comma 3: «Nelle scuole di ogni ordine e grado, fermo restando, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 24 luglio 1977, n. 616, e successive modificazioni, l'obbligo per gli enti locali di fornire l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali, sono garantite attività di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati».

Non sempre in Italia – si legge ancora nella lettera – si è stati capaci di dare risposta con una legislazione chiara e coerente alle esigenze degli studenti con disabilità sensoriali, rimbalzando le competenze ora alle province, ora alle regioni, a volte anche ai comuni. L’ultimissimo tassello di un quadro tanto complesso, però, è chiarissimo. Facciamo riferimento alla Legge del 6 agosto 2015, n. 125, articolo 8, comma 13-quarter con il quale per le esigenze relative all'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici o sensoriali si «attribuisce alle province e alle città metropolitane un contributo di 30 milioni di euro, per il 2015 (anch’esso escluso dalle entrate valide ai fini del Patto). Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero dell'interno, di concerto con il Ministero dell'economia e delle finanze, si provvede al relativo riparto tra le Province». Sappiamo bene che tale legge è arrivata a solo un mese dall’inizio dell’anno scolastico ma, vista l’urgenza, il 19 agosto 2015 un decreto del Ministero dell’ Interno, Dipartimento per gli affari interni e territoriali, ha chiarito il modo in cui le province e le città metropolitane potenzialmente beneficiarie del contributo potevano fare apposita richiesta.

Sicuri che abbiate seguito l’iter necessario – si assicurano i grillini – alla luce di quanto riportato è lecito chiedersi come mai nella nostra provincia sia ancora tutto fermo. Speriamo di non dover pensare a pura superficialità o noncuranza, come dicevamo all’inizio. Oltre ad un danno dal punto di vista didattico, la scarsa considerazione per un servizio spesso sconosciuto ma, come abbiamo visto, obbligatorio (oltre che realmente necessario), genera danni ben più gravi. Non bisogna essere un pedagogista per sapere che una disabilità di tipo sensoriale colpisce l’individuo nella sua dimensione relazionale, nella possibilità di integrarsi ed è palese che un tale ritardo da parte vostra non tiene conto delle conseguenze che questo comporta anche per l’identità sociale di ognuno di questi studenti. Tutto ciò avviene nel luogo in cui tale identità dovrebbe essere nutrita, valorizzata e protetta e cioè la scuola.

Chiediamo – concludono – fortemente di attuare finalmente tutto quanto necessario per assicurare ai ragazzi il loro diritto, a prescindere dai bilanci o dalla lentezza burocratica che sta caratterizzando il vostro operato. Chiediamo tutto ciò non solo per l’anno scolastico ormai iniziato da cinque mesi ma anche per gli anni a venire affinché non si ripeta più tale assurdo e ingiustificato ritardo

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