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Giovedì 11 febbraio si è svolto il settimo incontro della IX edizione di “Cives – Laboratorio di formazione al bene comune”, promosso dall’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Diocesi di Benevento in collaborazione con il Centro di Cultura “R. Calabria” e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. La parola/tema al centro di questo appuntamento è stata: Imprenditorialità.

“Per noi che come diocesi abbiamo a cuore il tema del lavoro giovanile, soprattutto nell’impegno profuso in questi anni con il Progetto Policoro, l’imprenditorialità è un tema molto caro – ha affermato in apertura il Ettore Rossi Direttore dell’Ufficio diocesano per i Problemi Sociali e il Lavoro – in questi anni siamo riusciti a valorizzare tanti talenti perseguendo la strada dell’inserimento lavorativo. Inoltre, conclude Rossi, aiutare i giovani a trovare lavoro è diventata ormai una vera e propria opera di misericordia”.

A parlare di questo tema importante è stato Pasquale Lampugnale, Past Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Benevento.
“Negli anni, grazie anche al lavoro di collaborazione con la diocesi – afferma Lampugnale – abbiamo compreso meglio come nell’impresa è necessario farsi carico di altri obiettivi oltre al profitto, in termini di generatività”.

Se l’impresa è un processo volto a creare sviluppo per le comunità, l’imprenditore è, dunque, un propulsore della crescita economica. Senza imprenditori non c’è crescita, senza crescita non c’è occupazione e senza lavoro non c’è futuro soprattutto all’interno dei territori che non sono riusciti a costruire realtà d’imprese innovative.

“Una delle caratteristiche più importanti dell’imprenditore – continua Lampugnale – è avere una visione sul futuro, proiettando l’impresa nel tempo”.
Ma non solo. Tra i preziosi suggerimenti, è stato dato molto spazio anche all’importanza di una pianificazione strategica, in riferimento soprattutto al Business Plan, fondamentale anche nelle piccole e medie imprese.

Imprenditori si nasce o si diventa? A questa domanda Lampugnale risponde delineando quattro pilastri su cui si fonda l’attitudine all’imprenditorialità: l’orientamento al risultato, la visione di insieme, avere una forte resilienza ed uno sguardo fisso sulle occasioni di innovazione strategica.

“Molte idee nascono per caso – continua Lampugnale – ma nessuna di queste si sarebbe sviluppata se non ci fosse stato qualcuno che ha creduto in quella idea e l’ha commercializzata”. Ogni idea, quindi, va sviluppata con uno schema ben preciso, dando il giusto spazio alle domande che nascono per implementare ed arricchire il proprio progetto d’impresa.

“Molto spesso ci sono degli errori in cui si cade – afferma Pasquale Lampugnale – tra i più comuni quello dell’eccessivo innamoramento della propria idea. Facendo così si rischia di perdere opportunità di arricchimento per il proprio progetto aumentando il rischio di mortalità dell’impresa. Soffermatevi soprattutto sui punti di debolezza della vostra idea”.

L’Italia è al quarantottesimo posto, su centotrentadue paesi, per sviluppo delle imprese. La scarsa performance del nostro Paese è dovuta principalmente ad un ambiente “povero” in materia di start-up innovative (in provincia di Benevento sono 35), all’incapacità di far crescere dimensionalmente le imprese ed in generale una scarsa capacità da parte degli individui di intraprendere percorsi imprenditoriali di successo. Questo ci pone di fronte ad uno scenario di sfide che dobbiamo saper affrontare: ridurre la burocrazia, promuovere l’innovazione, impegnarsi soprattutto nei percorsi di studio e ritornare a premiare il merito.

“Nel Sud c’è molto lavoro da fare – continua Lampugnale – anche a Benevento, dove stanno nascendo parecchie imprese giovanili che rappresentano un importante sbocco lavorativo. Bisogna puntare sui giovani e sull’imprenditorialità perché rappresenta la via maestra per riattivare un effettivo ciclo di crescita e innovazione”. Attenzione anche al tema dell’ecosistema di innovazione: è un’area territoriale fortemente dinamica dal punto di vista economico-imprenditoriale, caratterizzate da alto fermento culturale, scientifico e tecnologico, attrattività e mobilità sociale.

In conclusione Lampugnale lega il concetto di impresa a quello del bene comune. “Il profitto è utile se orientato a perseguire il benessere. L’esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza, creare povertà, e generare ingiustizia

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