Oggi presso l’Università degli Studi “Giustino Fortunato” di Benevento, davanti ad una folta platea di studenti, si è svolto l’incontro – dibattito con l’ex magistrato Giuseppe Ayala noto a tutti per essere stato al fianco di Falcone e Borsellino negli anni 80 nel pool antimafia della Procura di Palermo. “Troppe coincidenze. Mafia, politica, apparati deviati, giustizia, relazioni pericolose e occasioni perdute” è stata la tematica trattata dal giudice Giuseppe Ayala che ha ripercorso le vicende storiche del complesso periodo che ha contraddistinto il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, le stragi di Capaci e di Via D’Amelio dei primi anni ’90. Per Ayala la mafia non è morta, sta vivendo solo una stagione particolare ed il fatto che si siano fermate le stragi non significa che bisogna abbassare la guardia. Il suo pensiero e ricordo è andato ai Giudici Falcone e Borsellino, alle loro lotte alla mafia ed alle piccole cose di tutti i giorni che hanno caratterizzato il loro rapporto. Ha poi dato uno sguardo a quanto è successo alle scorse regionali in sicilia con il 53% di astenuti ed il 47% che hanno scelto il M5S, segno questo del messaggio che la mafia ha voluto mandare allo Stato e sulla capacità di cosa nostra di influenzare il numero dei votanti nell’isola.
Sui rapporti mafia-politica poi Ayala ha dichiarato che si diventa mafiosi per gestire il potere e quindi in quest’ottica i rapporti con la classe politica sono inevitabili. Ma a suo parere tanto si è fatto in questi anni e si aspetta che tanto faccia anche il Governo Renzi. Ha respinto poi le illazioni di aver lasciato la Procura per approdare in Parlamento ( 4 sono state le legislature che lo hanno visto ricoprire incarichi importanti) ed ha ricordato che anche a Falcone fu offerto un posto alle Europee. Se non fosse stato fatto saltare in aria, ha detto Ayala, sicuramente sarebbe diventato Andreotti il Presidente della Repubblica ma l’uccisione di Falcone cambiò gli orizzonti e salì al Quirinale Oscar Luigi Scalfaro.
Le stragi di mafia però per l’ex magistrato non sono solo opera di cosa nostra, ci sono troppe coincidenze intorno ad esse. Ma non è la mafia ad essere l’organizzazione più potente non solo in Italia ma anche fuori. Bensì per Ayala e la ‘ndrangheta quella più potente perchè più ricca e più estesa, anche oltr’Alpi.