Ecco quanto scritto: “Corre l’onere di rammentarle, Egr. Sig. Prefetto, che questo è il 17° anno che scrivo inutilmente a tutti gli organi dello Stato e alla Prefettura, per sollecitare la S.V. e chi vi ha preceduto ad esercitare un’azione di controllo sull’operato degli Amministratori comunali di Sant’Angelo a Cupolo e ad assumere le iniziative che la Legge Le conferisce.
Pur avendo denunciato ripetutamente i fatti all’autorità giudiziaria, sono 17 anni che né l’Amministrazione Comunale, né l’Amministrazione Provinciale, né l’Autorità prefettizia ha messo in sicurezza lo svincolo che dalla Provinciale conduce alla strada comunale Via Regina Elena e alla mia abitazione.
Tale situazione di pericolosità, come ben sa, non solo è stata causa di incidenti stradali e pregiudica permanentemente la sicurezza pubblica, ma ancora oggi non ci consente di insediare un’attività produttiva e di esercitare diritti tutelati dalla Costituzione, dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Uomo e dallo Statuto dell’Ente.
Nonostante le conoscenze che la Prefettura ha acquisito nel corso degli ultimi 5 anni e le numerosissime informative recapitate in Prefettura, in Procura e a tutti gli Organi superiori dello Stato, oggi la situazione è del tutto uguale a 17 anni fa.
Se in Prefettura, dopo la prima querela del 24.6.2009, non fosse apparsa comprensibile la perniciosa azione omissiva degli Amministratori comunali, non appare comprensibile, né giustificabile l’inerzia della S.V., quando è stata informata dai Carabinieri, dalla Polizia Stradale e dall’autorità giudiziaria, che, sia pure con ingiustificabile lentezza, nel frattempo ha rinviato a giudizio un funzionario e l’ex Sindaco del Comune.
Se all’epoca della prima denuncia potevano apparire poco credibili le ragioni per le quali ho ripetutamente chiesto l’intervento della Prefettura, non appaiono comprensibili le ragioni che inducono la S.V. a non prendere provvedimenti contro l’attuale Sindaco, la Giunta e i Consiglieri, quantunque stiano palesemente dimostrando, ancora peggio di chi li aveva preceduti, di non avere alcuna intenzione di mettere in sicurezza la strada comunale, né di riaprirla dal lato opposto, né di concedermi l’autorizzazione per effettuare i lavori a mie spese.
La Provincia, sebbene informata dei fatti e quantunque in parte responsabile del pericolo incombente sullo svincolo stradale, che per l’appunto incrocia la strada provinciale con la comunale in piena curva, solamente l’anno scorso ha intimato al Comune di mettere in sicurezza la via comunale (v. allegato1).
Ma il tempo passa, il Sindaco disonora gli impegni agli orali e allo scritto, la Provincia non denuncia le inadempienze alle autorità competenti e la Prefettura non assume iniziative, come la Legge prevede. E, mentre la famiglia invecchia e i miei figli scontano le maggiori pene, lo Stato zittisce, nessuno arrossisce e nessuno interviene.”
Il Prefetto non mi riceve e questa mattina mi fa recapitare la seguente risposta:
“ con riferimento alla nota aperta in oggetto, non può che ribadirsi, come già comunicato con precedenti note regolarmente ricevute dalla S.V., che, in relazione alle problematiche segnalate, non sussistono, alla stregua del vigente quadro normativo, i presupposti per l’esercizio dei poteri attribuiti al prefetto dal D.Lgs. 267/2000, per le motivazioni diffusamente esposte nella prefettizia 36016 in data 07.11.2012.”
Quella seguente è la sollecita risposta che ho appena trasmesso al Prefetto via PEC:
“Accuso ricevuta della nota n. 1550/50.08/7 del 17.01.2014, secondo la quale la S.V. non solo si sottrae per l’ennesima volta al dialogo, al pacifico confronto e ad un’elementare norma di buona condotta, ma, come se non avessi capito, replica che, “in relazione alle problematiche segnalate, non sussistono, alla stregua del vigente quadro normativo, i presupposti per l’esercizio dei poteri attribuiti al prefetto dal D.Lgs. 267/2000″, senza tuttavia specificare quali o quale altra norma dello Stato assoggetti un obbligo ineludibile di legge, quale la sicurezza pubblica, alla discrezionalità della massima autorità di governo locale.
Visto che la legge non ci consente di misurare la durezza della fronte a colpi di testate, non resta che informare la Procura della Repubblica di Benevento, rendere partecipe il Ministro degli Interni, anche se finora non ha fornito mai risposte, nemmeno ai sensi della Legge 241/90.
Non resta, altresì, che continuare l’esercizio della libera protesta, nei modi e nelle forme che la Costituzione mi consente. Arrivederci!”
Comunico che, appena migliorano le mie condizioni e quelle del tempo, ritornerò sulla strada, per testare chi porta in dotazione il cervello più duro e più duraturo.