peppino de lorenzo
Scrive la Molinaro : “Dopo mesi e mesi di notizie apparse, a ritmo sempre più incalzante, sulla stampa locale che interessavano la sanità del nostro territorio, e segnatamente l’Asl Bn 1, giorni fa, come ben noto, la locale Procura ha assunto vari provvedimenti e, tra questi, di rilievo, è stato quello a carico dell’ex direttore amministrativo, Felice Pisapia.
A breve distanza di tempo, sulla stampa nazionale sono apparsi alcuni brani di registrazioni da quest’ultimo effettuate nel corso di riunioni cui partecipavano vari esponenti politici ed i vertici dell’Asl stessa.
Ne è emerso un quadro desolante che dimostra, qualora ce ne sia bisogno, il degrado politico in cui la città è precipitata.
Che l’azione di Pisapia sia inqualificabile è fuori dubbio qualora si consideri che, nel corso di riunioni, nel momento in cui il clima era sereno, ogni volta, questi partecipava fornito di apparecchiature che registravano i contenuti di tutti i discorsi.
All’epoca, si badi bene, i compagni di merende erano amici. Sic!
Che i testi, di cui in parte si è venuti a conoscenza, mostrino una situazione allucinante è fuori dubbio: un ministro della Repubblica che usa frasi non consone al ruolo ricoperto, il direttore generale dell’Asl Bn 1, Michele Rossi, manifestava la sua sudditanza a chi gli aveva concesso l’incarico, che dovessero essere salvaguardati gli amici e colpiti gli avversari, e giù di lì, anche se, a quanto ha stabilito il magistrato, non siano elementi perseguibili, è sicuramente vero, ma il problema politico ed etico si pone in tutta la sua interezza.
Quest’ultimo episodio dimostra a chiare lettere che la lottizzazione della sanità non sia affatto mutata ed i voleri della politica continuano a vincere, sempre ed in ogni occasione, malgrado gli sforzi dei magistrati.
E’ noto, infatti, da tempo che gli attuali vertici dell’Asl Bn1 abbiano rotto i contatti con l’esterno ponendosi con le proprie scrivanie dietro porte di ferro massiccio e rimangano chiusi nei loro bunker.
Forse, Falcone e Borsellino non furono tanto protetti.
Gli unici a varcare con facilità quelle porte sono i politici amici e basta. Per gli altri, lo sbarramento.
Incredibile come si possa arrivare a tanto all’esterno e, poi, essere, nel chiuso di case private, sudditi di un sistema di potere che lascia increduli in un periodo di auspicata democrazia.
Conflittualità, contenziosi a ripetizione, lotte intestine, dipendenti che verrebbero retrocessi perché non consoni al sistema e giù di lì sono pane quotidiano nelle stanze austere di via Oderisio.
Un clima di polizia che non è più possibile tollerare a lungo. Ben venga l’ordine poliziesco, ma che non sia un ordine a doppio binario.
L’Associazione Fuori dal Coro, nata per difendere la quotidiana sofferenza umana, è indignata nell’apprendere di quanto la stampa ci ha reso edotti.
Si sta scherzando con il dramma di tante famiglie che chi sta dietro la scrivania non conosce affatto.
Quale componente di questa Associazione, nella quale ho sempre creduto, non comprendo, mi si permetta, il silenzio assordante del nostro presidente, Giuseppe De Lorenzo, che, d’un tratto, ha preferito, dopo anni di lotte, pagandone, è vero, le conseguenze in prima persona, chiudersi in se stesso.
Eppure ben si sa che, anche in questa circostanza, lui avrebbe non poco da dire. Lui, nell’attuale vicenda, ripeto squallida da qualsiasi angolazione la si valuti, è stato testimone di non poche vicende quando, questi rappresentanti della politica del più basso livello, ignorando tutte le sofferenze da lui patite, cercarono di sfruttare il suo nome.
Bene. Una domanda, però, rinnovando la stima nei suoi confronti, De Lorenzo ce la deve permettere.
Perché, gli si chiede, solo pochi mesi fa, Pisapia è stato visto salire, a tarda sera, per ben due volte, al suo studio?
E ci dica, De Lorenzo, chi fosse l’accompagnatore.
Gli incontri durarono a lungo. Molto a lungo. Ci dica ancora quale ruolo di prestigio quell’accompagnatore, solo dopo tre giorni, ha avuto.
Sarebbe quest’ultimo, qualora reso noto, uno squarcio allucinante che getterebbe ulteriori ombre in tutta questa squallida vicenda.
Sì, lo si comprende, andare nel suo studio, senza tener conto di tutte le sue sofferenze, spingerlo, come sempre a parlare, e, poi, sedersi, di lì a breve, accanto a Rossi, è qualcosa d’incredbile.
Se le spartizioni politiche, allo stato, oggi come ieri, rappresentano la regola, qui siamo nel degrado più assurdo con personaggi che non hanno il pudore di fermarsi neanche dinanzi alle sofferenze degli altri.
Si sa, ed è bene ricordarlo, che le ritorsioni che De Lorenzo ha avuto non sono poche. Ma lui fu vincitore nei confronti dei due precedenti direttori generali dell’Asl.
Infatti, Scarinzi fu soccombente facendo una figuraccia, mentre, De Stefano dovette lasciare l’incarico dopo l’inchiesta portata avanti dal sostituto procuratore della Repubblica di Napoli, Francesco Curcio.
Quindi, De Lorenzo deve, ancora una volta, dire la verità.
Il direttore Rossi si guardi intorno.
Spieghi perché, d’un tratto, un suo diretto ed attuale collaboratore, sia divenuto da convinto denigratore, in poche ore, confidente in primis.
Perché?
Quale il motivo?
Il direttore generale dia una spiegazione.
Per lui l’unica mela marcia da colpire è solo Arnaldo Falato. Poi, il resto non conta. Sì, è vero, nelle intercettazioni, quelle vere e non personali registrazioni, che riguardarono De Lorenzo, Falato si rivelò il regista dell’organizzazione per distruggere De Lorenzo arrivando sinanche a denigrare la magistratura sannita della quale, a suo dire, non bisognava avere timore considerando il modo di agire.
Però, mentre Rossi inveisce contro Falato, ha promosso sul campo quei membri che, seguendo l’ordine politico impartito, votarono a comando contro De Lorenzo per licenziarlo.
In un paese civile ed in un periodo di auspicata democrazia, una volta che la Procura di Napoli aveva accertato l’intreccio perverso, gli autori di quell’organizzazione dovevano essere messi alla porta.
Oggi, questi signori sono i consiglieri di Rossi, gli unici di cui lui si fida. Nel mondo in cui viviamo, basta essere consoni al sistema per far carriera e, premiando questi tipi di confidenti, Rossi rappresenta l’esempio più eloquente. Suvvia, non cadiamo nel ridicolo!
Qui, delle banane non sono residuate neanche le bucce. Tali personaggi dovrebbero solo vergognarsi se in loro rimane un briciolo di dignità.
Ma Rossi dove vive?
Speriamo che termini presto questo spettacolo indecoroso. Li legga, se non lo ha fatto, quei nomi proprio nell’ultimo libro di De Lorenzo.
Per la sua fidata segretaria, dalle cui labbra pende come i suoi predecessori, De Lorenzo era “imprevedibile e bisognava stare attenti”. Vergogna!
Ecco perchè De Lorenzo deve dire quello che sa e non può tacere.
Della moglie di Cesare non ci dovevano essere dubbi, così l’Asl deve essere considerata una casa di vetro sulla quale non debba appalesarsi alcuna nube.
Giungere alla verità è d’obbligo anche se i testi delle registrazioni di Pisapia non siano prove d’accusa. Tuttavia, fanno capire che molte decisioni venivano assunte in case private e non già in via Oderisio.
Allora, Rossi si deve dimettere seduta stante e far sì che per i sofferenti, i medici, i dipendenti, l’Asl ritorni ad essere la casa di vetro che tanti di noi vogliamo”.