Le decisioni della Sezione regionale di controllo per la Campania della Corte dei Conti, scrivono dall’Associazione, con cui è stato sancito “il diniego del Piano di riequilibrio finanziario pluriennale del Comune di Cerreto Sannita, valutandone la non congruità ai fini del riequilibrio”, non permettono di alimentare false speranze per il futuro. Non è più il caso di pensare a logiche del passato e a fantasiose giustificazioni, ma al presente e alle concrete soluzioni. Basta leggere le conclusioni della Corte, sezione regionale, di seguito riportate per fare in modo che tutti ne possano prendere visione, per capire che secondo la stessa, molto semplicemente, tutto quanto previsto ed inserito nel Piano, da chi governa le sorti del paese, non è sufficiente a fare in modo che nel corso di un decennio la situazione finanziaria del Comune di Cerreto Sannita possa tornare in equilibrio, superando le criticità e le gravi deficienze finanziarie che ad oggi esistono.
Si legge infatti nelle conclusioni: “il Collegio ritiene che l’ente non abbia effettuato una valutazione complessiva ed esaustiva della propria situazione amministrativa ed economico-finanziaria, necessaria per la programmazione di un adeguato processo di risanamento. Il risultato di amministrazione e, conseguentemente, il saldo complessivo da finanziare, non risultano correttamente quantificati, come dimostrato dalle gravi irregolarità riscontrate nell’accertamento dei residui attivi. Ciò, unitamente ad altri fenomeni gestionali (cronica crisi di liquidità non adeguatamente monitorata, anticipazione di tesoreria non restituita a fine esercizio, necessità di ricostituire le entrate a destinazione specifica, elevato ammontare di debiti fuori bilancio e incertezza nella quantificazione delle passività potenziali) incidono fortemente sulla veridicità ed attendibilità della situazione debitoria dell’ente. Tutti gli elementi esaminati dalla Sezione, al fine di valutare la correttezza del saldo da finanziare, prospettano un’ulteriore e, al momento, non quantificabile esposizione finanziaria complessiva, anche a causa di non risolte problematiche connesse alla formazione di debiti fuori bilancio e alle passività potenziali, con conseguente necessità di rivedere in aumento l’ammontare da finanziare. Le fonti di copertura del disavanzo che vengono prospettate dall’ente nelle controdeduzioni, oltre a non risultare coerenti con le informazioni contenute nel piano (v. dati relativi ai proventi da alienazione), non appaiono adeguate a garantire il finanziamento del saldo complessivo e, dunque, l’effettivo superamento della situazione di squilibrio. In particolare, il piano presenta un disavanzo accertato che non può ritenersi finanziabile con le modalità di copertura indicate (in particolare, con il fondo di rotazione e con l’anticipazione di liquidità ex d.l. 35/2013). Inoltre, alcune delle fonti di copertura (in particolare, quelle derivanti dalle maggiori entrate) presentano profili di inattendibilità tali da farle ritenere del tutto inadeguate al conseguimento della copertura integrale del saldo complessivo. L’esame delle misure di riequilibrio, volto anche a verificare la capacità di riequilibrare in prospettiva il bilancio dell’ente, ha evidenziato l’inidoneità del piano al risanamento effettivo del bilancio, in quanto le medesime misure non consentono il conseguimento di un equilibrio strutturale e stabile nel tempo. Da ciò deriva la valutazione negativa circa la congruenza del piano stesso, anche considerato che il disavanzo effettivo dell’ente e la sua conseguente esposizione debitoria si presentano più rilevanti rispetto a quanto dichiarato nel piano”. Cosa dire? Più chiaro di così,continuano dall’Associazione! Nell’auspicare vivamente che le Sezioni Unite della Corte dei Conti procederanno ad una modifica del provvedimento sopra richiamato, ci chiediamo:
1. Perché non è stata effettuata una valutazione complessiva della situazione finanziaria?
2. Perché non sono state correttamente quantificate le somme riportate nel Piano?
3. Perché frequentemente si legge nelle pagine delle motivazioni poste a sostegno del provvedimento che “la risposta dell’Ente non è stata esaustiva”?
4. Chi, tra assessori e consiglieri comunali oggi in maggioranza, ha governato Cerreto nell’ultimo decennio?
5. A cosa è servito l’incarico conferito al dott. Ghirelli?
6. Perché quando il gruppo di opposizione di “Da Sempre” fece una proposta di rinegoziazione dei mutui con la cassa DD.PP. il sindaco e il pezzo di maggioranza a lui rimasto fedele non garantirono il numero legale in Consiglio Comunale? Forse nulla sarebbe cambiato, ma almeno ci si poteva provare.
7. Cosa accade con gli ulteriori € 100.000,00 che il Comune di Cerreto Sannita deve pagare sulla base della sentenza del Tar Campania per gli errori commessi nelle gare d’appalto del PIP?
Oggi più che mai c’è bisogno di un progetto nuovo per il nostro paese, che possa coniugare esperienze e capacità nuove, senza i soliti e vecchi metodi che ormai hanno tolto la speranza di un futuro diverso. Luciano Bianciardi, ne “La vita agra” (1962), scriveva: “La politica ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere”. Ecco, proprio questo vogliamo e dobbiamo cambiare!!! Basta con l’improvvisazione, concludono dall’Associazione, con il “palleggio delle responsabilità”, con la conservazione dei piccoli orticelli, Cerreto ha bisogno di attori nuovi….voltiamo pagina, è ora di cambiare!