Ultras Benevento
(in riferimento alla conferenza stampa pre-natalizia del presidente Oreste Vigorito)

Dopo la conferenza stampa, successiva alla gara contro il Prato, tenuta dal presidente Vigorito e la antecedente nostra contestazione (condivisa ed appoggiata da grossa parte della tifoseria anche non-organizzata), avevamo deciso di dare un periodo di tregua in vista delle imminenti festività natalizie e conseguenti partenze o assenze dei soggetti cui intendiamo rivolgerci, pertanto solo oggi decidiamo di esporre il nostro punto di vista sulle “risposte” (chiamiamole così) del presidente Vigorito rese in sala stampa ai giornalisti, anche se di risposte si può parlare quando esse seguono a delle domande, che nel caso di specie, i locali professionisti del settore si sono guardati bene dal prospettare. Per meglio chiarire le posizioni procederemo per punti di conversazione, “virgolettando” le dichiarazioni, e vi anticipiamo che non abbiamo più intenzione di proseguire, in futuro, con questo genere di querelle.

Vigorito: “Si comincia alle scuole elementari, il bambino è intelligente ed il maestro non sa insegnare, poi si passa alle medie, alle superiori e all’università, chi non capisce è sempre chi ha la sfortuna di stare da quest’altra parte della scrivania, quelli dall’altra parte sono sempre più intelligenti”.

Non ci reputiamo più intelligenti, solo più umili.

Vigorito: “Ho nominato persone competenti per parlare con voi (Alessandro Cilento)”

Con tutto il rispetto per il signor Cilento e per il presidente, noi prendemmo apertamente posizione a riguardo facendolo alla presenza di entrambi i chiamati in causa, asserendo di reputare il primo troppo giovane ed inesperto per ricoprire questo, delicato, tipo di incarico. Consapevoli che è la società a decidere a chi conferire o meno un incarico, si è tuttavia consapevoli che se un soggetto svolge un tipo di lavoro (il team manager nel caso in questione), non possa reinventarsi “ambasciatore societario” (ruolo mai ricoperto in passato). Ci fu risposto dal Presidente: “O lui o niente”. I primi errori di gestione nei rapporti di relazione società-tifosi seguirono durante la questione Evacuo determinando l’inclinazione dei rapporti.

Vigorito: “Ci sono quelli che si fotografano con altre persone, altri personaggi del passato”.

A noi non interessa. Come qualcuno usa dire: “uno vale uno”.

Vigorito: “Ho confermato Carboni perché è una persona per bene”.

Carboni non è mai stato contestato per la persona, ma per gli scarsi risultati sotto gli occhi di tutti. La verità è che le squadre vincenti si impongono fuori dalle mura amiche, dove noi non vinciamo da oltre un anno. Non ci sembra che egli riesca ad infondere quella mentalità che consenta ad una squadra di imporsi come sarebbe opportuno. A buoni intenditori, poche parole. Domanda: la squadra non è stata allestita anche dal fu direttore sportivo Ivano Pastore? E se ciò corrisponde a verità, come mai il solo Pastore ha fatto le valige?

Vigorito: “Dire che non voglio andare in serie B è come dire di aver comprato una macchina, mi ci sia seduto dentro, abbia messo la benzina, l’abbia messa in moto e poi non inneschi la marcia”.

Le chiacchiere da bar dello sport a noi non interessano. Ciò che auspichiamo è che in una scuderia che si rispetti ci sia chi acquisti la vettura e diriga le componenti, affidando a ciascuno la competenza che gli spetta in ragione delle funzioni che si è chiamati a svolgere. E’ necessario che si affidi la guida ad un pilota che sappia gestire sia rettilinei che curve,che sappia quando dare gas e quando scalare di marcia. E’ necessario che ognuno prenda le decisioni che competano al proprio ruolo. Il nostro compito è quello di accompagnare la corsa stando attenti a che la direzione sia quella giusta e che ciascuno non perda di vista il traguardo finale.

Antonio Vacca: “Io ho il Rolex e voi potete permettervi solo lo Swatch”. “Mamma mia come siete gelosi … Lo so che vorreste stare al mio posto e prendere il mio stipendio, ma mi dispiace, vi tocca svegliarvi alle 7 di mattina e fare 10 ore di lavoro per 100 euro a settimana”.

Vigorito: “Io di collette non ho bisogno e se qualcuno ha bisogno di collette può passare per la società, noi non abbiamo mai chiuso le porte a nessuno”.

Due citazioni a confronto. La prima appartiene ad un “cavaliere del lavoro” che non ha rispetto né del lavoro, nè delle persone. Francamente neanche ci teniamo a sporcarci le mani scrivendo degli sfoghi di un povero piccolo “uomo” (e ci scusiamo con la razza umana per tale, evidentemente impropria, definizione di specie), ma teniamo a sottolineare che questo mostro (che non abbiamo cresciuto noi, d’altronde “i figli uno non se li sceglie”) non meritava di essere mandato via; riteniamo infatti che così facendo egli sia stato persino tutelato. Avrebbe dovuto incontrare giorno dopo giorno coloro i quali si alzano alle sette del mattino (ed anche prima) e nobilitano la loro vita lavorando onestamente. Siamo sicuri che non avrebbe tardato a scappare da solo con la sua collezione di Rolex. Tornando alle “collette” ringraziamo per l’offerta e rispediamo al mittente. La nostra integrità è tale da non aver considerato neppure esistenti determinate porte e raccomandiamo maggiore attenzione a certe,incaute,affermazioni. Chiunque ne sia il destinatario.

Vigorito: “Una persona (Salvatore Di Somma) è seria e competente sia quando dice di si al proprio presidente e alla tifoseria, sia quando dice di no (solo alla tifoseria!). Non si diventa corretti o scorretti secondo ciò che chiediamo ed otteniamo,altrimenti diventiamo tutti bambini e se si è bambini a quarant’anni qualche preoccupazione dobbiamo farcela venire.”

Di Somma lo si voleva incontrare in maniera tutt’altro che clandestina, dato che ritenevamo lo stesso soggetto indipendente, e ciò per conoscere motivi della riconferma ed avere conferme sulla sua “libertà” d’azione. Dopo quanto accaduto appare di tutta evidenza che si sia piegato anche lui al dio denaro. Ricordiamo che il sig. Di Somma aveva, in un primo momento, dato disponibilità assoluta sembrando addirittura entusiasta di questo incontro, ma al mattino successivo già aveva fatto dietro front da obbediente burattino. Si è corretti quando si mantiene la parola data, si è scorretti quando si viene meno ad impegni presi, specialmente se lo si comunica solo poche ore prima e senza addurre motivazione alcuna. Non si tratta di chiedere ed ottenere, ma di responsabilità nelle proprie scelte, quella che cerchiamo di insegnare, ora si, ai nostri bambini (per chi ne ha) ed ai tanti ragazzi che ci seguono nel nostro percorso.

Cosa vuole dire “padre padrone”. E’ chiaro che non siamo nella condizione di acquistare quote societarie, tuttavia pensiamo di aver reso e di rendere, da anni a questa parte, un modesto contributo alla causa. Ci piacerebbe, come è d’uopo in una grande famiglia, che si discutesse, che ci si confrontasse, che ci si arrabbiasse e che si avesse la possibilità di esprimere una opinione, giusta o sbagliata, e che, quindi, si venisse ascoltati. Tutto questo un “padre padrone” non lo concede e qui non è concesso. Riteniamo che il massimo esponente societario non ascolti altro che il suono della sua voce e questo non ci sta bene. In otto anni di gestione tali atteggiamenti sono stati compresi e tollerati, ma ora la comprensione è finita. Il concetto di “rispetto”, cui si è fatto riferimento anche in sala stampa, ci sembra sia stato alquanto distorto. Quella reciprocità che conferisce valore ad esso non sembra essere stata rispettata da alcuna delle componenti societarie, dall’allenatore Carboni, all’indecifrabile Lo Schiavo (al quale ad oggi non riusciamo ad attribuire un ruolo di qualsivoglia natura), al direttore Di Somma che mai si espone su qualcosa, agli elementi della rosa che sembrano elementi a se stanti e che si guardano bene dal prendere posizione su avvenimenti quali lo spettacolo mediatico del loro amico Vacca. Nessuno ha proferito parola quando le emittenti nazionali (da Tgcom alla Rai, da Mediaset a Sky) hanno gettato palate di fango sulla tifoseria beneventana attribuendole atti di stampo terroristico che non si sono mai verificati. Non ci è stato permesso di dire la nostra sull’incaricato della società ad intrattenere rapporti con la tifoseria e, per contro, quando ci si è recati a Paduli ad esporre striscioni di contestazione, ad accoglierci si è trovati i carabinieri del locale comando, cosa che non accadeva quando gli striscioni rappresentavano sostegno ed incitamento. Quando si cercavano chiarimenti da Pastore prima e da Di Somma poi abbiamo avuto sempre e solo dinieghi, in questi casi avvalendoci dei tanto decantati “canali societari”,dei quali, dati gli esiti sempre negativi, si è scelto di non avvalersi più, né ora, né in futuro. Ed è alquanto scorretto avvalersi di regolamenti imposti dalla lega per giustificare negazione di consensi, quasi occorresse inoltrare domanda al ministero per parlare con persone che non sono vincolate al silenzio in ragione di alcuna norma scritta, per di più se tali richieste in passato hanno seguito i canali auspicati senza però trovare soluzioni positive. In questi anni di gestione si è avuto modo di capire che la parola “rispetto” sia vista ed interpretata in modo diverso o distorto. Rispettare qualcuno è anche dare considerazione alle relative esigenze, anche non avallandole, ma almeno consentendo di esprimerle. Il rispettare qualcuno si traduce anche nella intelligenza di non intavolare trattative con professionisti notoriamente sgraditi alla propria tifoseria.

Rispetto è RISPETTARE.